🖤 DarkAngel — Quando un'emozione prende forma

Ci sono idee che nascono dall'immaginazione, crescono nell'entusiasmo e diventano realtà grazie alla determinazione di chi non si accontenta.

Tutto è cominciato con un'idea di Margot Rossini. O forse sarebbe più corretto dire con un'emozione alla quale voleva dare una forma.

DarkAngel era già nella sua immaginazione, ma doveva ancora trovare il modo di uscire da lì e diventare qualcosa di concreto.

Sono arrivati i messaggi. Tanti, tantissimi messaggi. Idee, proposte, dubbi, soluzioni da cercare. Il suo entusiasmo era contagioso, molto più di quanto riuscisse a trasmettere attraverso le parole. E anche la parte più razionale di me, quella che cercava di individuare le difficoltà tecniche e gli ostacoli da superare, finiva inevitabilmente per esserne travolta.

Perché lei, quando veste i panni dell'artista, è esigente. Molto esigente.

Non le sarebbe bastato un risultato carino, uno di quelli davanti ai quali si esclama «Bello, però...».

Quel però non doveva esistere.

Il risultato doveva essere esattamente quello che cercava, non qualcosa che gli assomigliasse.

Eppure, paradossalmente, nessuno dei due sapeva davvero fin dove saremmo potuti arrivare.

C'è stato un lungo percorso di avvicinamento. La ricerca dei costumi e degli accessori, le idee sviluppate anche separatamente, le dita incrociate sperando che tutto il materiale arrivasse in tempo.

E ci sono stati anche momenti decisamente meno epici.

Come entrare in un bar e chiedere una cannuccia, perché da quella cannuccia avremmo ricavato due piccoli tubicini indispensabili per fissare le alette al casco.

A volte, per costruire un personaggio straordinario, bisogna cominciare dalle cose più ordinarie.

Poi è arrivato il momento di fotografare.

Margot, con il suo casco, le ali nere e quell'abbigliamento impossibile da ignorare, attirava inevitabilmente gli sguardi dei passanti. Curiosità, sorpresa, qualche espressione interrogativa.

Persino una pattuglia della Polizia Locale di Savona si è fermata il tempo necessario per chiedermi, sorridendo:

— Fate qualche foto?

E poi ha ripreso il proprio cammino.

Noi, invece, abbiamo continuato il nostro.

Un cammino che non si è concluso con l'ultimo scatto, perché quelle fotografie erano soltanto l'inizio di un'altra parte del viaggio. Davanti allo schermo, insieme, abbiamo cominciato a cercare gli ambienti, le atmosfere e le suggestioni capaci di dare a DarkAngel il mondo che ancora le mancava.

Fino a quando, tra un'immagine e l'altra, è arrivata quella sensazione.

Eccola. È lei.

Non era più soltanto il personaggio immaginato, e non era nemmeno solo una modella con un casco e due ali.

DarkAngel aveva finalmente preso forma.

E in questa fotografia, con le braccia spalancate nel fumo di una galleria, sembra quasi volerci ricordare perché è nata.

Non ha un volto da mostrare, perché non rappresenta una persona.

Rappresenta quell'istante in cui un motociclista sale in sella e sente qualcosa che non è facile spiegare. La libertà, l'energia, il silenzio dentro il rumore, la sensazione di appartenere alla strada e, nello stesso tempo, di non avere confini.

Margot l'aveva immaginata così.

Noi due insieme l'abbiamo resa visibile.

E forse è proprio questo il piccolo miracolo della fotografia: riuscire, qualche volta, a dare un'immagine anche a ciò che normalmente possiamo soltanto sentire o immaginare.

🖤 DarkAngel, nelle parole di Margot Rossini

Per scoprire il significato di DarkAngel attraverso le parole di chi l'ha immaginata, puoi leggere il suo post originale su Instagram.

🖤 Una riflessione

Ci sono fotografie che nascono da ciò che abbiamo davanti agli occhi. E altre che nascono da qualcosa che, inizialmente, esiste soltanto nella mente di qualcuno.

Le seconde sono forse le più difficili, perché non basta trovare la luce giusta, scegliere un'inquadratura o premere il pulsante di scatto.

Bisogna riuscire a vedere qualcosa che ancora non c'è.

E bisogna avere accanto qualcuno che ci creda abbastanza da non accontentarsi.

DarkAngel mi ha ricordato che la fotografia non è sempre il punto d'arrivo di uno sguardo. A volte è il punto di partenza di un viaggio nel quale immaginazione, ostinazione e complicità finiscono per confondersi.

E che anche dietro un'immagine apparentemente impossibile possono nascondersi cose semplicissime: una cannuccia, qualche dito incrociato, una risata.

E due persone che, senza sapere esattamente dove sarebbero arrivate, hanno deciso di provarci.

Perché certe emozioni non hanno bisogno di un volto. Hanno soltanto bisogno di qualcuno che riesca a renderle visibili.