🚿 La doccia fredda
A volte una fotografia sembra raccontare una stagione. Anche quando quella stagione non è ancora cominciata.
Savona, 16 aprile 2013.
Siamo ai Bagni Olimpia. È primavera, anche se guardando questa fotografia potrebbe sembrare piena estate.
Il sole è forte, le cabine sono già lì, bianchissime. Lucia — che allora si faceva chiamare SadAngel — indossa un abito blu e si appoggia alla parete con i capelli biondi scompigliati davanti al viso.
Avrei potuto stringere l'inquadratura su di lei.
Ma non era quello che volevo.
Sulla parete, poco più in là, c'era un piccolo cartello: DOCCIA FREDDA.
Mi piaceva.
Mi piaceva quel blu che richiamava il vestito di Lucia, immerso in tutto quel bianco. Mi piacevano i suoi capelli biondi scaldati dal sole. E soprattutto mi piaceva che quel cartello entrasse nella fotografia senza diventarne necessariamente il protagonista.
Per questo Lucia è decentrata.
Lo spazio sulla destra non è spazio vuoto: serve ad arrivare fino a quelle due parole.
Prima guardi lei. Poi attraversi il bianco. E alla fine le trovi.
DOCCIA FREDDA.
Tredici anni dopo ho ritrovato questa fotografia mentre l'estate sta finendo.
Ed è curioso: oggi sembra quasi raccontare la fine di una stagione, quando invece fu scattata in aprile, quando l'estate del 2013 doveva ancora cominciare.
La fotografia qualche volta fa anche questo.
Conserva un istante esattamente com'era e aspetta anni prima di raccontarci qualcosa che, nel momento dello scatto, ancora non potevamo sapere.
🚿 Una riflessione
Le stagioni delle fotografie non sempre coincidono con quelle del calendario.
Ci sono immagini che nascono aspettando un'estate e tornano a parlarci proprio mentre un'altra estate se ne va.
Nel mezzo rimane tutto ciò che non è cambiato: un muro bianco, un vestito blu, dei capelli spettinati dal vento e due parole messe lì quasi per caso.
Quasi.
Perché quel giorno la doccia fredda l'avevo voluta nell'inquadratura.